Nel 2020 il James Webb Space Telescope sarà lanciato in orbita, e consentirà agli scienziati di approfondire gli studi sul periodo primordiale dell’Universo. Mentre sulla Terra il tempo continuerà a scorrere in avanti, l’occhio del James Webb viaggerà nel passato, inviandoci dati ed immagini sulla nascita e la formazione di stelle e pianeti. Questo potente “occhio” spaziale ha alla base una tecnologia inventata a Bologna, tra gli anni ‘30 e gli anni ‘50 del Novecento, all’interno della Torre della Specola, dall’astronomo e scienziato Guido Horn D’Arturo, triestino di origine e bolognese di adozione. “Multimirror” è denominata oggi la tecnologia in questione, “specchio a tasselli” la chiamò il suo inventore.
L’astronomia è la scienza naturale più antica e a Bologna, sede della prima università del mondo occidentale, la sua storia ha lasciato numerose tracce che si sono stratificate nei secoli.
“Percorsi nello Spazio. Da Bologna al Big Bang” declina lo spazio come Universo e come geografia – quella cittadina; ma anche come tempo, futuro e passato, per il recupero e la valorizzazione della storia di un territorio e delle tracce in esso contenute. Tracce visibili e percorribili che fanno parte dell’identità del luogo e di chi lo abita. E poi ancora lo spazio assoluto e/o soggettivo, quello che ognuno di noi percepisce nella sua irriducibile differenza.

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This time-lapse shows the assembly of the primary mirror of NASA’s James Webb Space Telescope.